L’uso della pillola: tra rischi e benefici

In un periodo in cui l'auto prescrizione da parte dei pazienti la fa da padrona, occhio a prendere la pillola anticoncezionale senza adeguati controlli.

Come in tutte le terapie, vanno sempre valutati i pro e i contro legati all'assunzione del farmaco; pesare l'utilità dello stesso rispetto ai possibili rischi di effetti collaterali è di fondamentale importanza per evitare problemi maggiori dell'evento che si vuole gestire.

La pillola anticoncezionale è l'associazione, a vari dosaggi, di un estrogeno e di un progestinico che agiscono interagendo con l’assetto ormonale dell’organismo legato alla funzione di diversi organi endocrini ma soprattutto delle ovaie.

Di solito le più frequenti indicazioni degli estro progestinici, oltre che per la prevenzione della gravidanza, sono legate al trattamento della turba del ciclo mestruale, nella terapia della menopausa e nell’acne giovanile.

Fermo restando il rischio degli estrogeni nel determinare il tumore della mammella, da non trascurare sono i possibili effetti collaterali sul sistema vascolare. Anche se i risultati degli studi clinici in tal proposito sono contrastanti, genericamente possiamo dire che l’uso di questi farmaci potrebbe aumentare il rischio vascolare sia in ambito venoso che arterioso. Nella patologia venosa potrebbe essere accentuato il rischio trombotico sia a carico della vena centrale della retina che dei vasi venosi degli arti inferiori con possibile insorgenza di Trombosi Venosa Profonda (TVP); questa, a sua volta, potrebbe essere causa di embolia polmonare. In ambito arterioso questi farmaci potrebbero aumentare il rischio di eventi acuti cardiovascolari, ictus e infarto miocardico, sia per il loro possibile effetto sull’assetto metabolico con eventuale incremento della colesterolemia, sia per la loro ipotetica interazione con l’aggregazione piastrinica.

In relazione a tutto ciò, buona norma sarà quella di eseguire una serie di esami del sangue prima di iniziare il trattamento: tra questi il dosaggio del colesterolo totale, dell’HDL e dell’LDL nell’ottica della prevenzione della patologia cardiovascolare arteriosa; nella prevenzione della patologia venosa è indispensabile dosare i fattori coagulativi tra cui il PT, il PTT, l’INR, il fibrinogeno, l’omocisteina sierica, l’Anti Trombina III e il D dimero; utile è anche la ricerca dell'eventuale positività per il Fattore V di Leiden.

Prima di iniziare il trattamento estroprogestinico sarà necessario valutare l’entità del possibile incremento del rischio vascolare e per far ciò non è sufficiente considerare unicamente la presenza di alterazioni preesistenti dei parametri ematochimici sopra elencati; sarà necessario anche valutare la concomitanza di altri fattori come l’età della paziente, la familiarità per questo tipo di patologie, l'abitudine tabagica, la sedentarietà, l'eventuale concomitanza di ipertensione arteriosa, di diabete mellito o di altri disturbi metabolici.

In conclusione, l'uso di questi farmaci, va attentamente valutato e va costantemente pesato il rapporto rischio beneficio; nel caso specifico detta valutazione è preferibile che venga fatta dal ginecologo, dal cardiologo o dall’internista con l’obiettivo di valutare sia l’effettiva necessità di tale trattamento che l’assenza di controindicazioni assolute.

Assolutamente da bandire è l’autonoma decisione della paziente di intraprendere questo tipo di terapia senza consulto specialistico.

 

Dr. Mauro Marchetti 

Specialista in Medicina Interna

 


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