Dieta o consiglio alimentare?

Quante volte un paziente ci chiede: "dottore per la mia patologia cosa posso mangiare?". Ebbene, una prima e fondamentale decisione che il medico deve prendere prima di rispondere a questa domanda è capire se, per quel paziente, sono solo sufficienti alcuni consigli alimentari o se non piuttosto sia necessario inviarlo da uno specialista del settore per fargli prescrivere una vera e propria dieta.

Naturalmente questa decisione dipenderà da una serie di fattori ma soprattutto dal tipo di patologia da cui quel paziente è affetto.

In alcune malattie acute o croniche come nell’insufficienza renale, nel diabete mellito, nella grave ipercolesterolemia, nell’obesità di alto grado ed in diverse altre situazioni cliniche, è indispensabile che il paziente venga inviato dal dietologo o dal nutrizionista affinché gli possa essere consigliato uno specifico ed adeguato trattamento dietetico.

Al paziente verrà allora consegnata una specifica dieta in cui, giorno per giorno, saranno previsti determinati alimenti, comprese possibili sostituzioni, tra i quali potrà scegliere secondo i propri gusti personali. Ogni cibo dovrà anche essere assunto in precise quantità perché, nella dieta ricettata, saranno definiti non solo gli alimenti che il soggetto potrà consumare ma anche le quantità degli stessi e, quelle dosi dovranno essere minuziosamente definite e attentamente rispettate.

Nella prescrizione dietetica prima di tutto dovrà essere definito il numero di calorie giornaliere da far assumere al paziente e ciò sarà fatto considerando una serie di fattori tra cui l’obiettivo che si intende raggiungere, l’attività fisica che svolge mediamente il soggetto in questione e la condizione clinica dello stesso. Dovranno poi essere considerate precise regole nell'apporto percentuale dei nutrienti; nel soggetto normale, orientativamente, la distribuzione giornaliera dei nutrienti sarà così determinata: il 50% delle calorie saranno rappresentate dai carboidrati, il 30% dai grassi ed il restante 15% dalle proteine; di solito queste ultime verranno prescritte in una quantità giornaliera pari ad 1 grammo per chilogrammo di peso corporeo ideale. Ma specie in certe patologie come il diabete mellito, anche nei singoli pasti, dovranno essere rigidamente rispettate le percentuali sopra dette dei differenti nutrienti.

Nell'ambito dei carboidrati potrà essere scelto di inserire determinati zuccheri piuttosto che altri: sempre nel diabetico non saranno prescritti gli zuccheri semplici che, invece, nel non diabetico potranno essere utilizzati senza problemi; nel caso del paziente con insufficienza renale si preferiranno i carboidrati e i grassi piuttosto che le proteine che dovranno scendere intorno al 50% di quanto mediamente si è soliti fare nel soggetto normale; nel paziente con dislipidemia verranno preferiti i grassi vegetali piuttosto che quelli animali e così via.

Naturalmente, in ogni caso, verranno previsti gli apporti di vitamine e di sali minerali secondo degli schemi precostituiti valutati anche in relazione al paziente, alle sue patologie, alla sua superficie corporea, al suo peso e ad altre variabili.

Diverso è il discorso nei pazienti che non hanno patologie specifiche e non hanno necessità di perdere o acquisire peso in modo significativo.

Si tratta di solito di soggetti che hanno delle problematiche acute o croniche di ridotto rilievo clinico come può essere la presenza di una patologia calcolotica della colecisti o del rene, la presenza di diverticolosi del colon, una intolleranza a determinati alimenti o che dovranno modificare il loro peso corporeo di soli pochi chilogrammi. Naturalmente queste patologie non dovranno essere complicate o con manifestazioni acute.

In questi casi potrebbe essere sufficiente dare al paziente dei consigli dietetici in cui sconsigliare l’assunzione di determinati alimenti o, in taluni casi, invitarlo solo a utilizzarli con moderazione.

Facciamo alcuni esempi: nel soggetto con intolleranza al glutine potrebbe essere consigliata una dieta con alimenti privi di tale sostanza che oggi si trovano con regolarità in commercio; diversa sarebbe invece la condizione in cui il paziente fosse già diagnosticato come affetto da celiachia: in tal caso, oltre a prescrivere una serie di accertamenti periodici per individuare le eventuali complicanze, potrebbe essere necessaria una specifica dieta predisposta dal dietologo o dal nutrizionista.

Nel caso dovesse trattarsi di un paziente con un moderato incremento del colesterolo nel sangue, magari in assenza di importanti complicanze e di significativi fattori di rischio cardiovascolare, potrebbe essere consigliata un'alimentazione con alimenti poveri di grassi animali: potrebbe essere fatta una scelta nell'ambito dei formaggi scegliendo quelli morbidi piuttosto che quelli stagionati, potrebbe essere ridotto il consumo di uova, preferito il prosciutto crudo togliendo il grasso piuttosto che il prosciutto cotto, consigliato l’utilizzo della bresaola. Nel caso fosse presente un ridotto valore della componente HDL del colesterolo potrebbe essere consigliato l’incremento del consumo di pesce.

Nel soggetto con problemi alla colecisti come la calcolosi non complicata, l'indicazione potrebbe essere solo quella di ridurre l'apporto di grassi e orientarsi per un’alimentazione molto simile a quella del paziente con ipercolesterolemia semplice; in tal caso l’indicazione sarà anche quella di preferire i grassi di origine vegetale piuttosto che quelli di origine animale e l’uso della carne bianca piuttosto che di quella rossa. Laddove fosse riscontrata una calcolosi renale sarà opportuno spingere il paziente all’assunzione di una maggiore quantità di acqua.

Nel soggetto con diverticolosi del colon sarà d'obbligo per il paziente cercare di non assumere bucce e semi presenti negli alimenti ingeriti per ovviare al possibile deposito degli stessi nelle cavità diverticolari: utile potrà essere frullare le verdure in quanto anche queste, non digerite, potrebbero entrare e stazionare all'interno della cavità specie in presenza di uno stretto coletto diverticolare e, conseguentemente, favorire processi infettivi capaci di scatenare una diverticolite; notoriamente il diverticolo infetto potrebbe complicarsi, analogamente all’appendicite acuta, con la perforazione e un grave quadro peritonitico.

In ogni caso andrebbe sempre favorito l’incremento dell’attività fisica per meglio gestire le problematiche metaboliche.

In conclusione, ad alcuni soggetti potremmo dare unicamente consigli dietetici e non una specifica dieta: il paziente verrà allora invitato ad orientarsi verso una determinata scelta di alimenti, non avrà bisogno di una ricettazione quantitativa degli stessi e, quindi, sarà molto più libero nel suo regime dietetico rispetto al paziente a cui la dieta prescritta limiterà l’uso di determinati cibi che verranno concessi con una specifica grammatura.

Sia nel caso della somministrazione di una dieta che nel caso vengano dati soltanto consigli alimentari, potrebbe essere necessaria la prescrizione di farmaci specificamente indicati nella patologia del singolo individuo.

In ogni caso sarà indispensabile far capire al paziente le motivazioni per le quali vengono richieste o imposte determinate restrizioni dietetiche affinché possa percepire l'utilità di quelle scelte e di quel sacrificio che deve essere sempre mirato al mantenimento o al miglioramento del proprio stato di salute.

 

Dr. Mauro Marchetti 

Specialista in Medicina Interna

 

 

 


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