Vivi da solo. Che fare in caso di problemi di salute?

Vivere da soli, è davvero sempre una scelta o è una condizione che spesso dobbiamo accettare controvoglia solo perché non abbiamo alternative?
È facile ascoltare persone che, vivendo da sole, si beano della loro condizione e di quella che loro definiscono “una scelta di vita” affermando di essere felici, libere, di aver imparato a far tutto da sole, di essere autosufficienti, di saper affrontare e risolvere qualsiasi problema gli si dovesse presentare. Ma siamo proprio sicuri che questa sia la realtà?

Vivere da soli è per loro davvero una scelta? O forse queste affermazioni nascono solo per esorcizzare la loro condizione? E se fosse solo un modo per allontanare lo spettro della difficoltà o dell’impossibilità di trovare una persona giusta con la quale condividere pochi o tanti anni della loro vita? È davvero una condizione che avrebbero voluto si realizzasse? O non forse potrebbe, almeno in molti casi, essere soltanto una situazione di ripiego da accettare ed a cui adeguarsi a malincuore? Non hanno davvero mai cercato di trovare la loro ideale metà?

È pur vero che molte volte questa scelta potrebbe essere solo la diretta conseguenza di brutte esperienze fatte in passato che si è deciso di non ripetere: allora, sicuramente resta valido il vecchio proverbio che recita: “meglio soli che male accompagnati”!!!

Ma questo è un argomento difficile da trattare e che, sicuramente, non intendo affrontare in questo momento in quanto esula dalla presente trattazione.

Concentriamoci, almeno per ora, su come tali individui si dovrebbero organizzare per affrontare problematiche di ordine sanitario che potrebbero presentarsi nel corso della loro vita come in quella di ciascuno di noi; augurandoci che ciò non possa mai accadere, prendiamo allora in considerazione l’ipotesi che, un lontano giorno, dovesse davvero realizzarsi una condizione di necessità o, nel peggiore dei casi, una vera e propria emergenza.

Pensiamo ad esempio alla possibilità che compaia un semplice stato febbrile tale da rendere necessario il reperimento e l'assunzione di una terapia farmacologica non disponibile al momento; la possibilità che sia necessaria la gestione di una patologia cronica come l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, un episodio cefalalgico magari ricorrente, le conseguenze immediate o in esito di una caduta accidentale, e via di seguito.

E se un giorno capitasse davvero un evento che richiedesse l’aiuto di un medico anche semplicemente per un consiglio? Che fare?

Forse è meglio pensar prima su come organizzarsi per poter risolvere il problema!

Esiste una struttura pubblica o privata che sia in grado di sopperire a simili necessità? In parte e per semplici esigenze quotidiane molte strutture private si sono organizzate: tra queste alcune farmacie per la consegna dei farmaci, alcuni supermercati per la distribuzione della spesa alimentare, varie società per il recapito a domicilio di alimenti preparati, e via di seguito. Internet sicuramente aiuta nella ricerca e nella soluzione di tali problematiche ma … è pur necessario saperlo utilizzare! Proprio in virtù di tali tecniche è oggi possibile non recarsi più in alcuni uffici per effettuare operazioni bancarie, operare presso uffici postali, eseguire raccomandate che sono egregiamente sostituite dalla PEC e via discorrendo: tutto ciò necessita, purtuttavia ed ancora una volta, di qualche cognizione tecnica che molti ancora non hanno!

Ma per problematiche di ordine sanitario? I medici di base si stanno progressivamente organizzando per la distribuzione delle prescrizioni attraverso il web o per effettuare visite in telemedicina ma, è sufficiente tutto questo? In realtà il contatto in presenza o almeno telefonico è sempre meno attuale e il rapporto medico paziente ne sta soffrendo enormemente!

Davvero il Medico di Medicina Generale è presente nella vita dei suoi pazienti come lo era il Medico Condotto di decine e decine di anni fa? Sicuramente quest’ultimo era meno tecnologico ma aveva una competenza professionale pratica e non teorica che nulla aveva da invidiare alla tecnologia degli attuali operatori sanitari. E soprattutto era costantemente presente al fianco del paziente bisognoso anche in assenza di cellulari sempre operativi!

Tutti noi e soprattutto “chi ha scelto una vita da single”, potremmo aver improvvisamente necessità di un supporto assistenziale a domicilio non derogabile: che fare?

Saremmo relativamente “fortunati” se l’emergenza fosse tale da richiedere l’attivazione del 112 perché avremmo la possibilità di far accesso ad un servizio con risposta verosimilmente immediata! Ma se così non fosse e, naturalmente ce lo auguriamo tutti, che fare in caso di una necessità improvvisa non urgentissima? Una colica addominale, un vomito incoercibile, una crisi ipertensiva, una epistassi o altri eventi simili. Chiamiamo la guardia medica? Sapete che non è attiva h 24 ma funziona solo di notte e nei giorni prefestivi e festivi? Quando presente, avete mai provato a farlo? Siete sicuri che chi vi risponderà sarà disponibile a risolvere il vostro problema? Forse occasionalmente sì, ma non ci contate più di tanto!

Ho lavorato per anni in una struttura di guardia medica regionale e vi posso garantire che in una grossa percentuale dei casi non è così! Intanto non è raro che, fatto il numero, il risponditore automatico vi annunci di essere la cinquantesima persona in attesa: già questo vi farà passare la voglia di continuare!

Superato questo ostacolo, nella maggioranza dei casi, chi risponderà al telefono lo farà solo in funzione della remunerazione che quel lavoro gli garantisce e non certo per un profondo senso civico o con il preminente obiettivo di aiutare il prossimo!

Deve, tra l’altro, cercare di salvaguardare sé stesso dal rischio di commettere errori che gli potrebbero comportare l’onere di cause legali, oggi di una frequenza inaudita, per eventuali ed involontarie erronee valutazioni!

Ecco allora che, troppo spesso e per un qualsivoglia sintomo, l’operatore sanitario di turno vi inviterà a chiamare l'ambulanza per andare in Pronto Soccorso: ma nella maggior parte dei casi questa non era la soluzione che voi ritenevate opportuna; sarete allora costretti al rifiuto di tale soluzione e ciò dovrà essere inteso come liberatorio per colui che è all’altro capo del telefono.

A parziale giustificazione di questo atteggiamento è la considerazione che per rispondere a qualcuno che richiede aiuto per la propria patologia acuta o per l’occasionale malessere sono necessari almeno due presupposti: la conoscenza del paziente ed una grande esperienza professionale; molto spesso entrambe queste condizioni mancano a quell’operatore che risponderà alla vostra chiamata.

Analogo atteggiamento sarà, molto probabilmente, quello assunto dal Medico che, in taluni casi, vi sarà inviato gratuitamente a domicilio (ecco il bello della sanità italiana!).

Anche in questo caso non sarà certamente quello che volevate sentirvi dire perché, se questa fosse stata la vostra necessità, sicuramente già autonomamente avreste attivato la massima emergenza senza chiedere aiuto alla centrale operativa della continuità assistenziale.

Allora non vi resterà altro che chiamare un Centro Medico Privato che sicuramente vi invierà uno specialista in un batter d’occhio, perché l'interesse economico la fa, come sempre, da padrone!

Ma siete davvero sicuri di aver fatto, anche in questo caso, la scelta giusta per ottenere la risposta più corretta? Io non mi fiderei molto neppure di questa soluzione! Chi vi hanno inviato? Un medico con sufficiente esperienza? Per le motivazioni sopra dette, esagererà anche lui nel proporvi l’accesso in pronto soccorso? Quanto sarà l’onorario richiesto per una simile prestazione domiciliare?

Vogliamo parlare dell’intelligenza artificiale? Ma siamo seri! Forse potrebbe essere un utile supporto alle decisioni del Medico, ma non certo al paziente!

Detto tutto ciò, più semplice e più vantaggioso sarà, per tutti noi ma soprattutto per coloro i quali avessero scelto una vita da single, costruire preventivamente un percorso capace di assicurare un adeguato e possibile riferimento in caso di emergenza sanitaria.

Questo ruolo in passato era assicurato dal vecchio medico di famiglia ma ora, purtroppo, non c'è più una simile figura professionale, checché se ne dica e comunque la si pensi! E allora che fare?

Sarà innanzitutto indispensabile che tu scelga un Medico di tua fiducia dal quale dovrai recarti periodicamente affinché lui possa conoscerti dal punto di vista clinico e con il quale tu possa impostare un adeguato rapporto medico paziente; quindi, di tanto in tanto, sarà opportuno un incontro con lui anche solo per un banale controllo clinico o per renderlo edotto delle tue problematiche psicofisiche: potrà in tali occasioni valutare gli accertamenti di routine che ciascuno di noi dovrebbe fare periodicamente. Sarà lui che ti programmerà i più idonei protocolli preventivi che dovrà personalizzare sulla base dei fattori di rischio che riscontrerà. Verrà, in tal modo, coinvolto al tuo caso clinico, ti conoscerà adeguatamente e potrà, in caso di emergenza, meglio comprendere la problematica in atto dandoti con più serenità supporto alla sua soluzione.

Assicurati che il professionista da te scelto abbia una serie di prerogative tra cui:

  • Disponibilità e pazienza sufficienti per ascoltarti quando ne avessi bisogno; da parte tua, non essere pretenzioso e abbi per lui il massimo rispetto non chiamandolo inutilmente ma solo nei casi di effettiva necessità: gestisci la tua ansia senza scaricarla su di lui e chiamalo solo nei casi in cui possa davvero essere risolutiva la sua opinione.
  • Quel Medico dovrà essere sempre reperibile avendo il telefono attivo, ovviamente non solo per te ma per chiunque dei suoi pazienti avesse necessità di un aiuto immediato: e questa è oggi merce davvero rara!!!
  • Costui dovrà avere adeguata esperienza per essere in grado, conoscendoti sufficientemente, di riconoscere una vera emergenza. Sii obiettivo nella descrizione del tuo problema ben sapendo che lui fonda la propria decisione prevalentemente su quanto tu riferisci: ricorda la favola del “Al lupo, al lupo …”. Anche così mostrerai rispetto per quel professionista!
  • Dovrà essere disposto a darti solo un consiglio telefonico, quindi non remunerato, e solo quando lo ritenesse davvero necessario proporti la visita clinica.
  • Dovrà essere disposto, se lo ritenesse necessario, a lasciar tutto per venire a soccorrerti uscendo anche nel corso della notte facendo chilometri al freddo o sotto la pioggia per raggiungerti e valutare di persona il problema!
  • Dovrà essere capace di convincerti ad accedere in Pronto Soccorso solo se davvero fosse necessario o risolutivo per affrontare l’emergenza nel modo migliore; magari lui stesso potrebbe accompagnarti in ambulanza per minimizzare il tuo disagio. Apprezza il fatto che questo lo farebbe ben sapendo che il percorso di ritorno potrebbe doverlo fare con i suoi mezzi arrangiandosi anche a tornare a piedi se nessun mezzo pubblico fosse disponibile.

È difficile trovare una simile persona? Forse ancora non è impossibile.

Vuoi un reale riscontro di cosa potrebbe accadere e di come potrebbe essere gestito un evento? Proprio in questi giorni una paziente conosciuta alcuni anni fa e mai più sentita, mi chiama per prendere un appuntamento in quanto avrebbe riscontrato un valore di frequenza cardiaca di circa 40 battiti al minuto; si sarebbe recata in farmacia e tale valore sarebbe stato confermato. Chiedo alla paziente di utilizzare diverse metodiche per valutare questo parametro ed in ogni caso veniva confermato il dato. Avrei avuto la possibilità di visitare la paziente la stessa mattina ma ciò sarebbe stato non solo inutile ma anche pericoloso; farla attendere sia pur poche ore o, peggio, farla uscire di casa per raggiungere lo studio avrebbe potuto comportare un eccessivo rischio: quel sintomo avrebbe potuto essere espressione di una condizione di estrema gravità con necessità di impiantare velocemente un pacemaker. Ho allora consigliato l'immediato contatto con il servizio di emergenza 118 che, giunto sul posto, ha provveduto al suo ricovero in ospedale. Ti sembra un supporto professionale utile o di poco conto?

Allora, il miglior consiglio che riesco a darti, sulla base della mia lunga esperienza di Medico Territoriale è racchiuso in questa massima: “Cerca un medico amico e non un amico medico”. Un medico amico è quello sopra descritto, un amico medico è qualcuno che sarebbe poco coinvolto nel caso clinico, che potrebbe sentirsi “usato” e che potrebbe non essere nelle migliori condizioni, sia di competenza che psicologiche, per gestire la tua necessità di quel momento.

E se le due figure dovessero coincidere? Be’ allora sarebbe l’ideale ma, attenzione, “amicizia non equivale a conoscenza”!

Questa allora è la soluzione che tu dovresti cercare e, soprattutto, che le istituzioni dovrebbero favorire!

 

 

Dr. Mauro Marchetti 

Specialista in Medicina Interna

 

 


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