Infarto: dove e perché

Il mio amico ha avuto un infarto: che vuol dire?


Proprio di questi giorni è la pubblicazione di un mio nuovo articolo dedicato all'embolia nel quale ho parlato di infarto polmonare

Rileggendo l’articolo, questa dizione mi è sembrata piuttosto strana considerando che oggi il termine infarto sembra essere quasi esclusivamente riservato ad un processo che coinvolge il tessuto cardiaco: in altri termini, nell’immaginario comune, si tende ad identificare l'infarto solo con una grave malattia del cuore caratterizzata dalla morte di una parte più o meno estesa di questo organo.

Di qui sento ora la necessità di sottolineare come, con la generica dizione “infarto”, si debba intendere semplicemente “morte di un tessuto” che non necessariamente deve essere quello miocardico: è una dizione generica e non deve essere riservata esclusivamente ad una malattia del cuore.

 

 

infarto morte dei tessuti

 

È sempre indispensabile associarla all'organo di riferimento che nel caso specifico può essere il cuore, può essere il polmone, può essere il rene, può essere l’intestino, può essere il cervello, può essere un qualsiasi altro organo o tessuto in cui per una qualsiasi motivazione venga meno l'ossigenazione cellulare perché si è creata un’ostruzione al flusso vascolare di quell’organo.

In altri termini, infarto vuol dire morte del tessuto e quel tessuto può morire perché, per un qualsiasi motivo, non gli arriva più sangue che apporti il nutrimento necessario alla vitalità cellulare. L’estensione del tessuto che va incontro a morte, cioè a necrosi, cioè ad infarto, può essere di entità variabile e ciò è relativo al calibro del vaso che viene ostruito.

L'occlusione vascolare può avvenire gradualmente magari attraverso la formazione di trombi che ostruiscono un'arteria o può avvenire improvvisamente, senza preavviso, per la formazione di un embolo circolante. Nel primo caso il paziente avrebbe potuto manifestare già in passato una sintomatologia di tipo ischemico come quella che precede l'infarto miocardico: di solito questa è caratterizzata dal dolore retrosternale che acquisisce particolari caratteristiche e che viene spesso definito come “dolore anginoso”. Nel caso di ostruzione dell'arteria mesenterica, cioè di quel vaso che porta il sangue all'intestino, il paziente avrebbe potuto riferire la cosiddetta “claudicatio abdominis” cioè il dolore addominale che insorge dopo il pasto.

Al contrario negli infarti legati alla embolizzazione vascolare mancherà una sintomatologia prima dell'evento perché non era presente inizialmente un danno vascolare e l'ostruzione avviene a seguito di un problema insorto acutamente, ad esempio, in un vaso venoso nettamente distante dalla sede infartuale di quel momento. In tali circostanze il dolore appare improvvisamente, sarà particolarmente violento e si accompagnerà ad altra sintomatologia altrettanto improvvisa ed evidente. Tipicamente questa condizione viene ritrovata nell’embolia polmonare al quale rimando il lettore curioso!

In conclusione, quando sentiamo parlare di infarto non dobbiamo pensare esclusivamente al cuore ma dobbiamo cercare di capire quale sia l'organo che è stato colpito dal danno ischemico e quindi è necessario farsi specificare di che tipo di infarto si tratti.

 

Dr. Mauro Marchetti 

Specialista in Medicina Interna

 

 


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