La sindrome da russamento e/o delle apnee notturne (OSAS)

Generalità sulle apnee notturne

L’OSAS (Obstructive Sleep Apnea Sindrome) o Sindrome delle apnee notturne o Sindrome dei grandi russatori, è una patologia relativamente frequente che colpisce tipicamente le persone obese o in notevole sovrappeso affette dalla sindrome di Pickwick ma che può essere riscontrata anche in soggetti normopeso nei quali il sospetto viene posto in relazione alla presenza di russamento o per altri sintomi piuttosto tipici.

Sindrome e malattia non sono sinonimi ma esprimono una differenza che riguarda la causa della patologia in questione, o meglio, della manifestazione clinica. Quando parliamo di malattia ci riferiamo ad un insieme di sintomi che hanno una precisa causa, ad esempio, la tonsillite generata da una infezione streptococcica. Quando parliamo di sindrome, invece, andiamo a considerare uno o più sintomi che possono essere indotti da più cause, non concomitanti e differenti da un paziente all'altro.

È il caso della sindrome da russamento nel corso del sonno in cui, fermo restando il sintomo (il russamento notturno), lo stesso può essere dovuto, nei diversi pazienti, a differenti motivazioni: problematiche otorinolaringoiatriche quali la deviazione del setto nasale o l'ipertrofia dei turbinati o dell'ugula, cause gastroenterologiche come il reflusso gastroesofageo, cause odontoiatriche, ecc.

Sindrome da russamento e sindrome delle apnee notturne, pur non essendo sinonimi, esprimono sostanzialmente la stessa patologia, quanto meno nelle cause che possono generarle, con una differenza legata alla gravità del processo patologico.

Se ipotizzassimo una difficoltà al passaggio dell'aria attraverso le vie aeree superiori, per esempio per la presenza di turbinati (pareti interne delle vie nasali) particolarmente ispessiti, potremmo ben comprendere come il flusso dell'aria inspirata ed espirata potrebbe essere particolarmente difficoltoso e, in determinate posizioni (paziente sdraiato a letto), questo potrebbe generare una significativa rumorosità del respiro (russamento). A ciò potrebbe aggiungersi, in presenza di maggiore gravità dell'ipertrofia dei turbinati, una temporanea impossibilità al passaggio dell'aria attraverso le vie nasali e, quindi, l'apnea cioè il momentaneo blocco della funzione respiratoria. Se la durata dell'apnea fosse piuttosto duratura o le apnee registrate fossero numerose, ciò potrebbe accompagnarsi ad una riduzione più o meno significativa dell'ossigenazione del sangue a livello polmonare.

Considerando che questa condizione può essere quantificata in modo semplice ed efficace utilizzando uno strumento non invasivo e poco costoso come il saturimetro, facilmente potremmo quantificare la ridotta acquisizione di ossigeno attraverso le vie respiratorie in quel paziente durante la notte.

Naturalmente, diminuire la disponibilità di ossigeno nel sangue equivale a dire ridurre l'apporto di ossigeno ai diversi tessuti ed organi, in particolare a quelli definiti nobili come cervello, cuore e rene; questa carenza potrebbe generare danni tessutali a breve, medio e lungo termine correlabili ad una sintomatologia clinica. Onde evitare problemi, una volta identificata la significativa desaturazione, sarà indispensabile intervenire per risolvere la problematica e ciò potrebbe essere fatto aumentando o regolarizzando il flusso dell'aria (ossigenoterapia, maschera CPAP) o intervenendo sulla causa prima qualora questa fosse aggredibile.

 

Sintomatologia delle OSAS

Come detto, questa patologia, spesso accompagnata a russamento abituale (tutte le notti) e persistente (da almeno 6 mesi), produce pause respiratorie (apnee) nel sonno spesso solo riferite dal partner. Le apnee causano frequenti risvegli con sensazione di soffocamento che alterano le normali fasi del sonno generando sintomi durante la giornata successiva. Di notte spesso si riscontra nicturia (necessità di urinare frequentemente), sudorazione, sonno agitato. Il giorno successivo può comparire sonnolenza con facile tendenza all'addormentamento anche durante brevi pause lavorative o durante la guida, cefalea mattutina, difficoltà alla concentrazione, riduzione della libido, irritabilità ed instabilità dell’umore: nel singolo paziente è possibile trovare anche solo alcuni di tali disturbi.

Le apnee del sonno determinano, comunque, microrisvegli notturni, non riferiti dal paziente, che sono poi la causa, durante le ore di veglia, dei sintomi sopraesposti. Da tutto ciò si genera un più alto rischio di malattie spesso fatali tra cui l'incremento del rischio di patologia cardiovascolare e cerebrale acuta di natura ischemica, maggiore incidenza di ipertensione arteriosa e di aritmie cardiache. Da non sottovalutare come un danno progressivo dei neuroni cerebrali (cellule del cervello) possano essere responsabili, a medio o lungo termine, di deficit funzionali quali perdita della memoria e disturbi cognitivi che possono culminare nella demenza senile.

 

Diagnosi delle apnee notturne

La diagnosi di OSAS spesso viene posta in occasione di valutazioni preoperatorie soprattutto per interventi di chirurgia maggiore. In tal caso viene ricercata in quanto, se misconosciuta o non considerata, questa condizione potrebbe generare un aumento del rischio di gravi complicanze cardiorespiratorie intra e post-operatorie.

Clinicamente la presenza di apnee e desaturazioni viene indagata sempre nei soggetti obesi in quanto caratteristica della sindrome di Pickwick ma le indagini per la sua identificazione possono essere estese a quei pazienti che, pur essendo normopeso, manifestino sintomi diurni compatibili con una condizione di anomalia del sonno.

Diagnosticare e gestire questa patologia ha sicuramente dei costi in termini strettamente economici ma ancor di più è il costo pagato nella mancata diagnosi e terapia in termini di vite umane e di possibile incremento della demenza. Si stima che una alta percentuale (tra il 15% ed il 22%) degli incidenti stradali siano causati da OSAS con un numero di morti sicuramente elevato.

É necessario sensibilizzare chiunque, personale sanitario in primis, su questa patologia organizzando seminari conoscitivi, sottoponendo ciascuno a semplici test valutativi e proponendo valutazioni strumentali di primo livello per poi, eventualmente, approfondire con accertamenti più sofisticati. Riconosciuta la patologia, obiettivo successivo sarà quello di valutare la possibile eliminazione della problematica presente alla base del sintomo, sempre che sia identificabile, oppure indurre il miglioramento della funzionalità polmonare attraverso l'utilizzo di presidi come la CPAP.

 

Test diagnostici per le apnee notturne

I test diagnostici sono innanzitutto mirati ad identificare i tanti pazienti che non sospettano minimamente di essere affetti da tale patologia. Sono rappresentati soprattutto dal semplicissimo test di autovalutazione mirato ad identificare sintomi che possano indurre alla possibile diagnosi. Passo successivo sarà una valutazione clinica e la possibilità di sottoporre il paziente ad un esame saturimetrico dinamico che sarà in grado di discriminare i soggetti che meritino un approfondimento diagnostico. Questo sarà sostanzialmente rappresentato dalla polisonnografia che viene, naturalmente, riservata ai pazienti che saranno verosimilmente avviati al trattamento. Successivi ulteriori accertamenti saranno poi predisposti, nei pazienti in cui la patologia risulterà particolarmente importante con la finalità dell'inizio della terapia medica o, eventualmente, chirurgica.

 

Terapia delle OSAS

Tra gli interventi possibili sarà utile un attento controllo otorinolaringoiatrico per valutare la pervietà delle vie aeree superiori sulle quali si potrebbe intervenire anche chirurgicamente ed un controllo gastroscopico per identificare la presenza di reflusso gastroesofageo, presente frequentemente in questi pazienti, sul quale si potrà intervenire farmacologicamente: trattare queste condizioni può ridurre, almeno parzialmente, il numero e la gravità delle apnee. Ma di fondamentale importanza sarà la riduzione del peso corporeo se il paziente fosse in sovrappeso o peggio in una condizione di obesità.

Ultimo step del trattamento sarà la prescrizione della CPAP, uno strumento capace di evitare i danni delle apnee notturne a breve e lungo termine.

 

Dr. Mauro Marchetti
Specialista in Medicina Interna

 

 


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