Sono Anemica? Proviamo a capire

Anemia Ipocromica Sideropenica

Molto spesso, eseguendo analisi di laboratorio per un semplice controllo di routine o richiesti in relazione alla presenza di una sintomatologia clinica, viene posta diagnosi di anemia.

Troppe volte tale condizione viene ricondotta al riscontro di un basso numero di globuli rossi nell'emocromo valutato attraverso il loro confronto con i valori di riferimento riportati sul referto. 

 

Quando dobbiamo porre diagnosi di anemia?

Per il riconoscimento dello stato anemico è fondamentale verificare la quantità di emoglobina presente sul referto; questo parametro è indicato con la sigla Hb, è espresso in g/dl ed è riportato nell’emocromo quasi costantemente subito sotto il valore del numero dei Globuli Rossi; questi ultimi, a loro volta, possono essere indicati anche come Eritrociti o con la sigla RBC.

Il valore normale dell’emoglobina sierica, pur se con minime differenze in rapporto all'età ed al sesso, viene di solito considerato normale se è in un range compreso tra 12 e 17 g/dl.

Merita anche un commento il valore dell'ematocrito (Ht) che, presente anch'esso nell'emocromo, è funzione sia del tasso emoglobinico che del numero di globuli rossi. Tale parametro, espresso in %, esprime la densità del sangue e fa riferimento al rapporto tra la parte corpuscolata (cellulare) e la parte fluida (plasma) del liquido circolante (sangue).

Un valore di ematocrito alto (>50%) esprime un’alta densità del sangue con conseguente maggior rischio trombotico. Viceversa, un ridotto rischio di occlusione vascolare si realizza nel caso in cui sia basso il valore dell'ematocrito cosa che spesso accade per una ridotta concentrazione di emoglobina nel sangue.

Concludendo, se i valori ottimali della concentrazione di emoglobina sierica debbono essere considerati tra 12 e 14 g/dl, quando davvero parlare di anemia? Esclusivamente quando l’emoglobina dovesse essere inferiore ai 12 g/dl.

 

Quali altri parametri dobbiamo considerare in uno stato anemico?

A questo punto è necessario portare lo stato anemico su un piano clinico per definire il tipo di anemia, la possibile causa, la sua gravità e come intervenire per risolverla.

Innanzitutto poniamo l’attenzione sul titolo di questo articolo che, non a caso, è espresso al femminile.

È esperienza comune che più frequentemente uno stato anemico venga riscontrato nel sesso femminile e nel periodo fertile. Le cause di ciò sono facilmente intuibili e rapportabili alla presenza ed alla intensità del flusso mestruale che favorisce la pardita di emoglobina; tale carenza emoglobinica, definita come anemia sideropenica (cioè da carenza di ferro) va considerata sostanzialmente normale solo se è stabile e se è con valori di Hb non inferiori a 11 g/dl. In ogni caso viene quasi sempre prescritta idonea terapia marziale per contenerne l'entità.

Quando venisse riscontrato uno stato anemico, gli altri elementi da andare subito a verificare per ipotizzarne la causa, sono il valore dell’ MCV (Volume Corpuscolare Medio vale a dire la grandezza dei globuli rossi) riportato nell’emocromo poco al di sotto del tasso emoglobinico ed il valore della ferritina sierica che esprime la quantità di ferro presente nei depositi tessutali. Il ferro è l'elemento indispensabile alla strutturazione del gruppo eme, vale a dire alla costruzione dell’emoglobina di cui ci stiamo occupando.

Altri parametri come la sideremia, che esprime la quantità di ferro nel sangue, e la transferrinemia, che rappresenta la proteina di trasporto in circolo del ferro, pur essendo parametri che riguardano la stessa problematica, non rivestono un ruolo determinante nella diagnosi dell’anemia ipocromica sideropenica.

 

Definiamo l’anemia ipocromica sideropenica

Per meglio comprendere questa patologia analizziamo ora singolarmente il significato delle tre voci che la descrivono.

  • Anemia: è la presenza di un tasso di emoglobina inferiore a 12 g/dl.
  • Sideropenica: esprime la carenza di ferro nei depositi dell’organismo ed è indicata da una bassa ferritinemia.
  • Ipocromica: esprime la ridotta colorazione del globulo rossa dovuta alla minore concentrazione di emoglobina nel suo interno.

Mentre le prime due voci dovrebbero essere chiare per quanto già detto, quest’ultimo parametro sarà necessario ancora approfondirlo.

Dai libri di testo della scuola primaria abbiamo chiaro il concetto che il globulo rosso è una sorta di dischetto di colore rosso. Perché?

Perché nel suo interno è presente una sostanza, l’emoglobina, che contiene ferro capace di darle quella pigmentazione. Va da sé che se diminuisse l’emoglobina all’interno del globulo rosso per una ridotta disponibilità di ferro nell’organismo (anemia sideropenica), la pigmentazione dello stesso sarebbe ridotta (ipocromia).

Come verificare questa ipocromia del globulo rosso analizzando l’emocromo? Andando a controllare altri parametri in esso presenti, talora poco conosciuti dai più, che sono l’MCV, l’MCH e l’MCHC vale a dire il volume del globulo rosso, la concentrazione emoglobinica media e la concentrazione emoglobinica corpuscolare media sempre all'interno dell'emazia (globulo rosso).

Senza entrare in particolari disquisizioni tecniche, questi parametri sono più bassi nel tipo di anemia oggi discussa poiché esprimono una ridotta quantità e concentrazione del gruppo eme nel singolo globulo rosso.

Per concludere, in questo tipo di anemia troveremo, oltre alla bassa concentrazione di emoglobina nel sangue, una bassa ferritinemia e bassi valori di MCV, MCH ed MCHC.



Fermo restando che esistono differenti tipologie di anemia, quella più frequentemente riscontrata nella clinica medica è proprio quella di cui ci stiamo occupando, cioè quella da carenza di ferro. Altre tipologie di anemia come quella da carenza di acido folico e vit B12 (anemia macrocitica o perniciosa) o quella legata all'insufficienza renale per carenza di eritropoietina o quella da ridotta funzionalità midollare primitiva (mielofibrosi), mostreranno differenti valori dei vari parametri analizzati nell'emocromo e/o nel circolo sanguigno.

 

 

Quali sono le possibili cause dell'anemia ipocromica sideropenica?

Per entrare su un piano strettamente clinico, ipotizziamo le cause di questa tipologia di anemia.

Un primo concetto fondamentale da definire è che, a parte lo stato anemico della donna in età fertile di cui abbiamo fatto già menzione, nella grande maggioranza dei casi l’anemia ipocromica sideropenica è dovuta a perdite di sangue (emorragie) e che, molto spesso, tale sanguinamento ha origine nell’apparato gastro enterico (stomaco, duodeno o colon).

Una seconda considerazione da fare è capire se tale emorragia si sia realizzata in tempi brevi o con tempistiche più lunghe. Nel primo caso molto probabilmente il paziente si è accorto della perdita di sangue mentre nel secondo caso ne potrebbe essere stato ignaro.

Quindi, un altro elemento da considerare nel singolo caso e di estremo interesse nella ricerca della causa dell’anemia, è verificare se il prelievo di sangue sia stato motivato dalla presenza o meno di sintomatologia clinica; ciò potrebbe già indicare, con relativa certezza, la velocità di insorgenza della perdita di sangue causa dello stato anemico.

Se lo stato anemico ha generato una sintomatologia clinica è perché si è realizzato in un breve lasso di tempo e, viceversa, potrebbe esserci stata solo una micro ma persistente emorragia laddove il prelievo di sangue fosse stato richiesto in assenza di sintomi e solo per un generico controllo.

E ciò sarà tanto più vero quanto più grave è lo stato anemico, quanto più rapidamente si è instaurato e quanto più significativa è stata la sintomatologia che ha indotto il medico a richiedere l'accertamento.

 

Vediamo qualche esempio

Facciamo alcuni esempi concreti posti ai margini delle possibilità:

  • si realizza un minimo ma continuo stillicidio ematico per una piccola lesione del colon come nel caso della presenza di un polipo. Tale condizione di minima ma continua perdita di emoglobina e di ferro non darà origine a manifestazioni visibili dall’esterno, non genererà un brusco cambio della pressione arteriosa e quindi non darà luogo ad alcuna sintomatologia. A distanza di mesi, un controllo emocromo occasionale o, nella peggiore delle ipotesi in relazione a generici sintomi come astenia (stanchezza), potrà far evidenziare un grave stato anemico con emoglobina anche a valori bassissimi, che possono scendere anche al sotto dei 5 g/dl.
  • Al contrario, nel caso di una evidente emorragia insorta improvvisamente talora anche post traumatica (incidente), benché la perdita di sangue potrebbe essere stata contenuta, si potrebbe accompagnare ad una intensa sintomatologia clinica (svenimento) pur con valori di emoglobina solo relativamente bassi. In tali circostanze il paziente quasi sicuramente riferirà una evidente perdita di sangue.

Tutto ciò è da mettere in relazione alle capacità di adattamento dell’organismo, strettamente correlata alla velocità con cui si realizzano gli eventi.

  

Come possiamo prevenire e intervenire su eventuali problemi?

La nota conclusiva di quanto sopra detto è cercare di evidenziare precocemente una perdita di sangue inapparente perché essa, più che un evento acuto, è in grado di generare una massiva anemizzazione con possibile grave danno d’organo.

Questa è la prevenzione che può esser fatta con semplici accertamenti come un periodico controllo dell’emocromo e con la ricerca del sangue occulto nelle feci che, tra l’altro, ha anche altri importanti risvolti preventivi.

Senza voler ulteriormente approfondire il problema in questa sede, un ultimo concetto da evidenziare è legato alla diagnosi relativa alla causa che ha generato l’anemia ed al trattamento terapeutico più appropriato.

Per la diagnosi che andrà comunque valutata dal medico nei singoli casi, ci si potrà avvalere della gastro e/o della colonscopia.

In ambito terapeutico i principi generali sono che, qualunque ne sia la causa e la velocità di insorgenza, una anemizzazione inferiore a 8 g/dl impone un trattamento trasfusionale e una anemizzazione, per quanto grave essa sia, se si accompagnasse ad un persistente e normale valore della ferritina sierica non necessiterebbe di trattamento marziale, cioè con ferro.

Naturalmente, a fianco del trattamento dello stato anemico, dovrà essere intrapresa, nei limiti del possibile, la terapia della causa scatenante del processo anemico.

 

Dr. Mauro Marchetti
Specialista in Medicina Interna

 

 


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